I Liformer sono un gruppo di persone motivate, allegre e piene di energia che ci ispirano ogni
giorno con la loro creatività, sincerità e amore per lo yoga. La nostra serie “Meet the Liformer”
ti dà la possibilità di conoscerli un po’ meglio, scoprire come
praticano e lasciarti contagiare dal loro entusiasmo.
Alessandro Sigismondi è un fotografo e regista specializzato in contenuti sul benessere. Dal 2018 è lui a stare dietro l’obiettivo nei servizi fotografici di Liforme, immortalando con grande creatività i nostri tappetini da yoga con dettagli mozzafiato a Tulum, Dubai, Stoccolma e in India, oltre che in altre località meravigliose, tra cui la sua Italia natale.
Da dove vieni/dove vivi?
Sono nato a Torino, in Italia, nel 1974. Dopo anni passati a viaggiare e a vivere all’estero,
sono tornato alle mie radici e attualmente vivo a Torino con mia moglie e mio figlio.
Come è entrato lo yoga nella tua vita?
Lo yoga è entrato nella mia vita grazie a mia moglie, Paula, che è un’insegnante di yoga. Nel 2012 ci
siamo trasferiti in India con nostro figlio di un anno per studiare yoga. Anche se all’inizio
volevo diventare un insegnante di yoga, ho capito subito che la mia vera vocazione era
catturare l’essenza dello yoga attraverso la fotografia e i filmati.
Com’è la tua pratica adesso?
La mia pratica è un mix di movimento e consapevolezza. Anche se non sono sul
tappetino tutti i giorni, trovo lo yoga nella vita di tutti i giorni, attraverso il respiro, la presenza e il
modo in cui interagisco con il mondo.
Da bambina, cosa volevi fare da grande?
Sono sempre stata attratta dalla narrazione e dalla creatività. All’inizio aspiravo a diventare giornalista
, il che mi ha portato a studiare Scienze della Comunicazione. Col tempo, questa
aspirazione si è trasformata in una passione per la narrazione visiva.
Chi sono alcuni dei fotografi che ammiri?
Ammiro i fotografi che riescono a cogliere l’autenticità e l’emozione. Mi vengono in mente nomi come
Steve McCurry e Sebastião Salgado per la loro capacità di raccontare
storie umane avvincenti attraverso le immagini.
Qual è la parte che preferisci del tuo lavoro?
Entrare in contatto con le persone e cogliere la loro vera essenza. C’è una gioia profonda
nel creare immagini che risuonano in modo profondo e autentico.
Come ti avvicini al raccontare una storia attraverso la fotografia e il video,
specialmente quando lavori con soggetti così espressivi come gli yogi?
Cerco di creare uno spazio confortevole dove i soggetti possano essere se stessi. Comprendendo
il loro percorso e le loro intenzioni, riesco a catturare momenti che riflettono
il loro mondo interiore e lo spirito della loro pratica.
Hai una filosofia o una mentalità particolare che metti in campo durante i tuoi
servizi per cogliere lo spirito dello yoga?
La presenza e l’empatia sono fondamentali. Affronto ogni servizio con il cuore aperto,
cercando di onorare il percorso di ogni persona e l’autenticità della sua pratica.
Cosa ispira il tuo stile visivo? Si è evoluto grazie ai tuoi viaggi o
ai tuoi incontri con diverse tradizioni yogiche?
Assolutamente sì. Viaggiare e sperimentare culture e tradizioni
yogiche diverse ha influenzato profondamente la mia estetica. Ogni incontro aggiunge un nuovo livello alla mia
comprensione e alla mia narrazione visiva.
Hai fotografato yogi in tutto il mondo: in che modo l’esperienza
dello yoga in culture diverse ha influenzato la tua prospettiva, sia a livello personale
che artistico?
Essere testimone dell’universalità dello yoga attraverso le culture ha rafforzato l’idea
che, sebbene le pratiche possano differire, l’essenza rimane la stessa. Questa
consapevolezza ha arricchito sia il mio percorso personale che la mia espressione artistica.
C’è un paese o un servizio fotografico in particolare che ti
ha lasciato un’impressione indelebile? Cosa l’ha reso così intenso?
L’India, in particolare Mysore, occupa un posto speciale nel mio cuore. È lì che sono
passata dal mondo aziendale a una vita dedicata allo yoga e alla narrazione visiva
. L’energia e l’autenticità che si respirano lì non hanno eguali.

Ci sono stati momenti in cui le barriere culturali hanno effettivamente portato a risultati più
creativi o profondi nel tuo lavoro?
Sì, confrontarmi con le differenze culturali spesso mi spinge a trovare temi
ed emozioni universali, portando a connessioni più profonde e immagini di maggiore impatto.
Lavorare a stretto contatto con lo yoga e gli yogi ha influenzato il tuo stile
di vita o il tuo percorso personale?
Assolutamente sì. Essere immersa nella comunità dello yoga mi ha insegnato il valore
della presenza, dell’autenticità e della crescita continua.
Cosa hai imparato dagli yogi che hai fotografato, non solo nei
loro movimenti, ma anche nella loro energia o presenza?
Ho imparato l’importanza dell’intenzione e il potere della sottigliezza. Spesso sono
proprio i momenti di silenzio a parlare più forte.
Ti è mai capitato, dietro l’obiettivo, di sentirti
completamente in sintonia – mente, corpo e spirito – con il soggetto?
Sì, quei momenti sono rari ma profondi. Mi ricordano perché faccio quello che faccio
e il potere trasformativo di una connessione autentica.
Qual è uno degli scatti più impegnativi che hai mai realizzato e come
sei riuscito a farlo?
Catturare il movimento in ambienti difficili, come in condizioni di scarsa illuminazione o in spazi affollati, mette alla prova la mia capacità di adattamento. La pazienza e la presenza sono fondamentali in queste
situazioni.
C’è un momento che hai immortalato con la macchina fotografica e che ti fa ancora venire i brividi quando
lo rivedi?
Sì, fotografare uno yogi in profonda meditazione nel caos di una città frenetica
. Il contrasto e la serenità erano impressionanti.
Ti capita mai di sentirti un testimone silenzioso della trasformazione, specialmente in
quei momenti di yoga così autentici e intimi?
Spesso. È un privilegio osservare e immortalare questi percorsi personali senza
invadere la privacy.
Com’è una giornata “tipica” quando sei in servizio fotografico in una località remota
o esotica?
Lavorare la mattina presto per cogliere la luce migliore, entrare in contatto con
la gente del posto, esplorare le location e adattarmi all’ambiente. La flessibilità è fondamentale.
Come fai a rimanere con i piedi per terra pur essendo costantemente in movimento?
Mantenere i miei rituali personali, restare in contatto con i miei cari e ritagliarmi
momenti di quiete mi aiutano a rimanere centrata.
Quali rituali o strumenti personali usi per mantenere viva la tua ispirazione
creativa mentre viaggi?
Passeggiare nella natura, meditare e immergermi nelle culture e nelle arti
locali mi aiutano a mantenere viva la mia creatività.
Cosa speri che le persone provino o traggano quando vedono il tuo lavoro?
Un senso di connessione, ispirazione e un apprezzamento più profondo per la bellezza
e l’autenticità dell’esperienza umana.

Se potessi dire una cosa alla te stessa più giovane su questo percorso che stai
seguendo ora, quale sarebbe?
Fidati del tuo istinto e abbraccia l’ignoto. I percorsi più appaganti sono
spesso quelli meno prevedibili.
Qual è una lezione importante che hai imparato fotografando lo yoga
e che pensi possa essere utile a tutti?
L’autenticità fa la differenza. Essere fedeli a se stessi ha un impatto maggiore che cercare
la perfezione.
Cosa stai leggendo?
Al momento sto leggendo *The Creative Act: A Way of Being* di Rick Rubin. Più che un libro, è
una mentalità. Un promemoria del fatto che la creatività non è qualcosa che
facciamo, ma qualcosa che viviamo. Il modo in cui Rubin pratica la presenza attraverso la produzione musicale risuona profondamente con il mio approccio alla fotografia e alla narrazione.
Qual è il tuo motto?
Crea con intenzione, entra in contatto con l’autenticità.
Hai deciso di convertire le tue miglia frequent flyer in una vacanza. Dove
vai?
Una spiaggia appartata in Indonesia: natura, semplicità e spazio per respirare.
Cosa c’è nel tuo frullato?
Latte di mandorla fatto in casa senza zucchero, avocado, semi di chia, banana, un
paio di datteri, un misurino di proteine del siero di latte e un pizzico di sale dell’Himalaya.
Genuino, cremoso e con poco zucchero: proprio come piace a me.
Qual è il tuo tappetino Liforme preferito? Perché?
Dal punto di vista estetico, adoro il Liforme White Magic, ma tendo sempre a usare il
Liforme Classic Grigio opaco.
Fatti una domanda.
Cosa ti spinge a continuare a creare?
Ora rispondi.
Il potenziale infinito di ispirare, creare legami e suscitare emozioni attraverso la narrazione visiva
.
Qualche parola o citazione di chiusura?
Abbi fiducia nell’universo, ma lavora sodo per guadagnarti la sua fiducia.
È questo l’equilibrio che cerco di seguire nella mia vita. Abbandono e impegno, intuizione e
disciplina: fanno tutti parte del percorso creativo.



